Riduzionismo cartesiano, metodo scientifico e disastro ecologico

«La nascita della scienza moderna fu preceduta e accompagnata da uno sviluppo del pensiero filosofico che portò a una formulazione estrema del dualismo spirito-materia. Questa formulazione comparve nel Seicento con la filosofia di Renè Descartes, il quale fondò la propria concezione della natura su una fondamentale separazione tra due realtà distinte e indipendenti, quella della mente (res cogitans) e quella della materia (res extensa)» (Fritjof Capra, “Il Tao della Fisica”, citato in “L’uomo che portò la fisica al capolinea della ragione occidentale”, qui)
Riprendiamo un articolo di Jean-Pierre Berland del 2004, che spiega in modo piuttosto chiaro la il rapporto tra la filosofia cartesiana, che è alla base della concezione dualistica spirito-materia, e le sue conseguenze in termini di epistemologia moderna e di crisi ecologica. L’analisi critica e il confronto multidisciplinare sui metodi del pensiero è alle fondamenta di ogni libertà, e lo dovrebbe essere anche della democrazia, anche se sembra che oggi questo semplice assunto stia diventando il più difficile dei diritti da difendere, e il confronto sostituito dalla denigrazione ottusa dei paradigmi altrui (“somari”, “la scienza non è democratica” e altre forme di neodogmatismo scientista). Ed è forse proprio questa la conseguenza più sconcertante del riduzionismo epistemologico, ed è proprio qui, come dice Capra, il punto di svolta per ripartire verso una nuova antropologia che metta al centro la relazione tra esseri umani e ambiente.
Gianluca Ricciato
per Progetto Naturaldurante

Riduzionismo cartesiano, metodo scientifico e disastro ecologico
La bomba atomica dimostra la potenza gigantesca della “Méthode”. Descartes avrebbe ben potuto cambiare il titolo della sua opera “Discorso sul Metodo per ben condurre il proprio ragionamento e cercare la verità nelle scienze” (titolo integrale) in “Discorso sul Metodo per diventare padrone e proprietario della Natura”, tanto per citare un altro passaggio-chiave del “Discorso”.
Articolo ripreso da Peacelink

Neuroscienze-2

Il principale contributo filosofico di Descartes è la sua definizione della verità come certezza. E’ da questa che deriva non soltanto il Discorso sul Metodo (Discours de la Méthode), ma anche grande parte dell’organizzazione sociale moderna (divisione del lavoro, organizzazione burocratica, razionalità strumentale limitata ad un compito parcellizzato). La certezza richiede di scomporre gli elementi fino a renderli sufficientemente semplici, perché si possa stabilire una relazione meccanica, lineare e certa, di causalità.
Questa semplificazione implica la suddivisione del sapere in discipline, poi in sottodiscipline sempre più limitate. Nessuno si preoccupa di quanto avviene fuori del suo campo di azione. Quando si chiedeva a Von Braun cosa servissero i suoi missili egli rispondeva, dicono, che ciò non rientrava nel suo ambito di competenza.
La bomba atomica dimostra la potenza gigantesca della “Méthode”. Descartes avrebbe ben potuto cambiare il titolo della sua opera “Discorso sul Metodo per ben condurre il proprio ragionamento e cercare la verità nelle scienze” (titolo integrale) in “Discorso sul Metodo per diventare padrone e proprietario della Natura”, tanto per citare un altro passaggio-chiave del “Discorso”. La Méthode ha conosciuto un successo immenso, che è dimostrato da tutta la nostra modernità tecnico-scientifica e consumistica. In modo dialettico, si può dire che questo successo ci sta portando al disastro. Incomincia ad esserne chiara la ragione. Per definizione, la Méthode non può concepire ciò che deriva dalla complessità, dalle interazioni che caratterizzano il mondo vivente, biologico o sociale, perchè l’esigenza di semplificazione fa scomparire ciò che dovrebbe essere studiato.
E’ così che si scoprono con sgomento i danni senza dubbio irreversibili fatti al nostro pianeta, che si tratti di riscaldamento climatico, di inquinamento delle acque, dell’aria, degli oceani, dei suoli, delle onde; che si tratti della perdita di biodiversità, o della salute pubblica. Nei due ambiti gemelli della biologia applicata, agricoltura e sanità, i trionfi apparenti nascondono un fallimento massiccio.
L’agricoltura moderna, di cui si vantano i risultati, consuma risorse energetiche ad una velocità tale che se fosse stata generalizzata al mondo intero nel 1984, insieme al modello di consumo alimentare che essa induce, avrebbe esaurito sin dal 1996 l’insieme delle risorse petrolifere, senza che una sola goccia fosse destinata ai trasporti o al riscaldamento.
In ambito medico, il trionfo ha a che vedere più con il metodo Couée che con la realtà. Da un lato le malattie infettive caratteristiche del XIX° secolo ritornano in forza, ad esempio la tubercolosi, dall’altro le malattie moderne, come il cancro, prendono proporzioni epidemiche e le nuove malattie degenerative si impennano. Queste malattie sono legate agli inquinamenti. Una manciata soltanto dei 100.000 prodotti chimici è stata oggetto di test tossicologici.
Blair, Chirac e Schroeder hanno appena scritto alla Commissione per dissuaderla dal procedere nei test di tossicità dei prodotti chimici commercializzati nell’Unione. Eppure la Commissione esigeva che i test di tossicologia fossero fatti sugli animali. Ciò equivale a fare in modo che i suddetti test, pur rassicurando il pubblico e soddisfacendo le necessità di comunicazione della Commissione, non producano alcun risultato scomodo per le industrie. Infatti ceppi di animali differenti di una stessa specie hanno sensibilità estremamente diverse ad uno stesso prodotto chimico. E’ sufficiente scegliere il ceppo “giusto” per avere il risultato “giusto”. Che dire poi dell’uso di una specie per fornire indicazioni utili ad un’altra?
Eppure, esistono metodi di tossicologia scientifici (chips per DNA, per proteine, colture cellulari) che consentono delle previsioni di tossicologia molto serie partendo direttamente dalle cellule umane, e non da sedicenti “modelli animali”. Ma questa tossicologia evidenzierebbe, senza dubbio, i danni forse già irreversibili provocati al nostro ambiente di vita.
In conclusione, governi e Commissione mettono in scena un confronto per dissimulare il loro accordo di fondo sulla necessità di sacrificare milioni di animali e centinaia di migliaia di vite umane al proseguimento della “crescita” e del “progresso”.

*Direttore di ricerca presso l’Institut National de la Recherche Agronomique (INRA), Montpellier

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